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il frammento mancante

Donato Dozzy intervista Claudio PRC

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In vista del prossimo appuntamento TheFRAG con Claudio PRC – Venerdì 16 Dicembre – Donato Dozzy ha realizzato un’intervista al nostro giovanissimo prossimo Special Guest dell’etichetta Prologue. Due stili e due generazioni a confronto.

Donato Dozzy, tra i produttori italiani di maggior rilievo internazionale, e Claudio PRC si incontrano in una delle più interessanti techno label tedesche: Prologue. Ad unire i due artisti una grande stima reciproca e una passione sconfinata, quasi vicina alla devozione, per la musica e i vinili.

Godetevi questa intervista, realizzata appositamente e in assoluta anteprima internazionale per TheFRAG. Non ci resta che augurarvi una buona lettura!

Raccontami le tue origini e qualcosa del posto in cui sei cresciuto.

Terralba, Oristano, Sardegna 1987. Un posto fantastico, ideale per trascorrere l’infanzia girovagando tra le campagne con gli amici e interminabili giornate al mare durante l’estate. Sono cresciuto in un ambiente familiare eccezionale, l’amore e l’educazione ricevuta dai miei genitori sono stati fondamentali per la mia crescita umana, di sicuro la cosa di cui sono più fiero e che mi segnerà per sempre. Quando cresci, però, senti che la realtà che ti circonda comincia a soffocarti, hai bisogno di più spazio, di conoscere mondi nuovi, e una persona come me che ha bisogno di esprimere tutte le sensazioni che porta dentro, una piccola realtà di provincia non basta più. Avevo bisogno di essere capito, di confrontarmi maggiormente e comunicare il mio pensiero a un numero più ampio di persone. Così ho deciso di spostarmi a Cagliari, città che ho amato intensamente e dove vivo da ormai cinque anni ma che per le mie necessità artistiche e professionali comincia ad essere scomoda… Maturando tuttavia ho anche iniziato ad assaporare l’autenticità delle cose e a capire cosa sia davvero fondamentale nella vita, e credo che questi spostamenti facciano solamente parte di un percorso che terminerà dove è iniziato. Citando De Andrè: «La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso». La Sardegna è l’unico posto che mi sta di chiamare casa e lo sarà per sempre.

Come nasce la tua passione per la musica?

Sin da quando sono nato sono cresciuto in un ambiente prettamente musicale, da giovane mio padre era un gran dj da club e radiofonico, conobbe mia madre in radio, dove lavoravano insieme. Sono cresciuto in mezzo a una valanga di musica, tra dischi di ogni genere e stile, la mia passione per la musica  non può essere che innata, non riuscirei a immaginare una vita senza musica.

La Sardegna , oltre che meravigliosa, è anche una terra musicalmente molto fertile, fammi una panoramica su ciò’ che hai intorno: i produttori più noti ma anche qualche emergente che vuoi segnalare.

In questi anni la Sardegna è diventata uno dei posti migliori in Italia per quanto riguarda la nascita di grandi artisti, non solo nel campo della musica elettronica, ma della musica in generale. Proprio in questo momento sto ascoltando l’ultimo album di Dusty Kid, un chiaro segnale di quanto sia fertile questa terra. Ho la netta impressione che la musica prodotta qui abbia qualcosa di veramente speciale, di autentico, l’anima al suo interno è calda, unica. Una caratteristica difficile da trovare in altri posti, forse perché viviamo in mezzo al mediterraneo e lo spirito genuino dei ritmi africani ci sono vicini…

La musica è una cosa strana, c’è discendenza ma anche sovrana solitudine (cit. Paolo Conte). In che percentuale i due elementi si integrano in Claudio PRC?

Nella musica è praticamente impossibile creare qualcosa che non sia mai esistito. Tutto ciò che oggi per le nostre orecchie può suonare come nuovo non è altro che la combinazione di un qualcosa già esistente, e non un qualcosa che non sia mai esistito prima. La discendenza come derivato è quindi inevitabile sotto questo punto di vista, in qualsiasi cosa si trovano segni d’influenza che rimandano a filoni o movimenti stilistici più disparati. La sovrana solitudine, invece, in me è quella componente di orgoglio e spontaneità che mi porta ad essere quello che sono e a realizzare la mia musica. Le influenze è giusto che ci siano, ma poi quando fai musica sei solo con te stesso. Esiste una linea molto sottile tra i due elementi e il giusto equilibrio lo ottieni credo attraverso l’umile consapevolezza di ciò che sei. Ognuno ha la propria sensibilità e si comporta a modo suo davanti agli eventi, proprio come dice Conte, ma solo essendo coscienti di se stessi e del proprio lavoro non si rischia di finire in inutili imitazioni e derivati poco produttivi.

A marzo uscirà il tuo album su Prologue, doppio vinile.  Si tatta del terzo long length in assoluto di Prologue dopo Die Faser di Ciò D’ Or, uscito nel 2009 e Voices From The Lake in uscita a Gennaio. Com’é iniziata l’avventura che ti ha portato fino a qui?

Sono molto emozionato, non vedo l’ora! E’ una grande soddisfazione per me uscire con l’ album su Prologue dopo artisti del livello di Cio D’or e Donato (Voices From The Lake), il mio sarà il primo doppio vinile 2X12” per Prologue, il che, dal momento che suono (“ancora” come direbbe qualcuno) in vinile, non può che riempirmi di gioia.

L’avventura con Prologue, o meglio con Tom e Michael inizia nel 2008, prima che il progetto della label nascesse. Loro cercavano nuovi artisti che rispecchiassero i loro gusti musicali per dar vita a un progetto formato da persone che condividono la stessa passione per un certo tipo di musica elettronica. Cio D’Or, per cui nutro stima infinita, mi mise in contatto con loro, e sin da subito nacque un forte e solido legame umano e lavorativo. Questa è la caratteristica base del nostro gruppo in generale, importantissima, è ciò che ci consente di andare avanti. Prologue sicuramente è il progetto più importante della mia vita, ho avuto la fortuna di aver incontrato queste persone speciali che mi hanno cresciuto e maturato sia artisticamente che umanamente, abbiamo scelto assieme quali sarebbero stati i percorsi migliori per la mia crescita, passo dopo passo, dalle prime uscite in digitale, per poi passare a quelle in vinile, le date, grazie al lavoro di Alex e Daniela (le mie booking manager), e ora l’album. Sin dall’inizio ho avuto massima libertà nel fare musica, nell’esprimermi e questa stessa libertà mi ha permesso di realizzare il mio primo album con molta naturalezza. Sentivo da tempo l’esigenza di creare un lavoro che mi completasse, un bisogno mio personale condiviso poi spontaneamente da tutto il gruppo. Un passo importantissimo sia per me che per la label. Sono molto orgoglioso e fiero della reciprocità che si è creata tra l’artista e l’etichetta, siamo cresciuti entrambi grazie a questo scambio di spazio/musica, la musica è ciò che caratterizza la label, ma la musica, l’artista, ha bisogno di uno spazio, quindi la crescita della label è la stessa crescita dell’artista. E’ il nostro meccanismo massimo.

Cosa ascolta Claudio PRC oggi?

C’è un tempo per ogni musica, dipende dal mio stato d’animo. Cerco di non limitarmi a nulla, l’importante è che ciò che ascolto rispecchi i miei canoni di qualità e i miei gusti, ovviamente. Ascolto proprio di tutto, dipende da cosa mi va in un determinato momento. Devo però confessare che non c’è nulla da fare, sono da anni ormai gravemente malato di Techno, non c’è giorno in cui non ne ascolti.

Ti chiedi mai cosa ascolterai e che musica farai quando avrai il doppio dei tuoi anni (cioè la mia età)?

Sinceramente no… credo non cambierà nulla rispetto a quanto dicevo in prima. Però mi piace immaginarmi, non fra venti, ma fra trenta/quarant’anni in un posto lontano da tutto e tutti, nella calma più totale ad ascoltare il silenzio.

Se Claudio PRC domani si svegliasse in Donato Dozzy, su cosa lavoreresti o ti piacerebbe intervenire?

Non potrei mai rispondere a questa domanda Donato… Donato é un grande punto di riferimento per ciò che faccio. Posso solo dire che domani vorrei svegliarmi e continuare ad essere Claudio, magari il miglior Claudio possibile. Essere sé stessi dovrebbe e deve essere la cosa più naturale di questa esistenza, mentre, per come va il mondo oggi, è una lotta continua che ti impegna, forse, tutta la vita.

Claudio PRC

(Prologue) IT
 

Claudio PRC  claudioprc.blogspot.com/
Prologue   prologue-booking.com/
Donato Dozzy   ResidentAdvisor profile

Donato Dozzy

Nato a Roma, Donato Dozzy si appassiona alla musica già da bambino (all’età di 13 anni già è un ‘drogato di vinili’!). Nel corso degli ultimi anni, Dozzy è stato uno dei personaggi principali dei sabati al Brancaleone, uno dei club più rispettati d’Italia, assumendo al tempo stesso un ruolo chiave nella promozione della musica underground a Roma.

Suona assieme ad alcuni dei migliori DJ sulla scena internazionale, esibendosi in dj e live set di grande impatto emotivo, offrendo con le sue sonorità ipnotiche un viaggio attraverso lo spettro della musica elettronica. Come produttore Dozzy ha pubblicato per Prologue, Orangegroove, Lan Muzic, Mule, Curle, Time to Express, Elettronica Romana. Attualmente risiede a Roma seguendo la propria etichetta discografica Aquaplano con il suo amico Nuel. Donato svolge un ruolo importante per l’orientamento estetico-musicale dell’etichetta Prologue grazie al suo stile unico, al di fuori di ogni moda, con i suoi incredibili set e produzioni.
Donato ha realizzato il 12″ Invaderz per la Prologue assieme a Dino Sabatini, partecipando anche in una parte dell’Album Die Faser di Cio D´Or con la produzione e il remix della traccia “Goldbrokat”, tra cui una versione ambient. Nel 2011 Dozzy e il dj romano Neel danno forma a VOICES FROM THE LAKE, un progetto di techno sperimentale a 4 mani estremamente impegnativo, soprattutto nell’ottica di un ambizioso progetto di Dozzy e Neel, LIVE TOUR, incentrato sull’interazione tra analogico e digitale.

2 commenti su “Donato Dozzy intervista Claudio PRC

  1. Press Time Crew
    11 dicembre 2011

    respect!

  2. Silvia
    15 dicembre 2011

    Io non so nulla di musica techno, ma sento l’ardore del giovane Claudio. Arriva fulminea la naturalezza con la quale si pone come umile e coraggioso filtro, per far divenire i colori della sua Sardegna, le vivide note dei vinili che suonerà.
    Fa’ che ballino, Claudio, come se fossero gli ultimi pagani rimasti sulla Terra!

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