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il frammento mancante

MATTIA TRANI — Intervista esclusiva!


interview

 

Se dovessi presentarti come dj e producer, come ti descriveresti?

Mi descriverei come un grande appassionato di musica, essendo “appassionato” colui che ha grande passione. E per me la passione è tutto, è il motore che mi spinge a continuare questo lavoro. Nell’ambito del disc jockey, ho da sempre ascoltato molti dischi, mi piace proporre musica in formato vinilico, tuttavia ultimamente sto cercando di sperimentare aggiungendo sempre di più nuovi set-up (come la TR-909) per cercare di essere diverso e differenziarmi un minimo dallo standard. Un primo modo per farlo, è stato decidere di integrare i dj set con le mie produzioni, cambiando ovviamente set up. Per quanto riguarda la produzione, ho iniziato con il computer, rendendomi ben presto conto che non ero soddisfatto e avevo bisogno di toccare, di vivermi fisicamente gli strumenti, e non di limitarmi a premere un bottone. Ho così deciso, finalmente, di produrre con veri e propri sintetizzatori, tastiere e batterie elettroniche.

 

Giovanissimo e così immerso “psico-fisicamente” sia nella fruizione, che nella produzione di musica: raccontaci gli esordi, a partire dall’infanzia.

Sono sempre stato legato alla musica fin dai primi passi, sia per le mie radici famigliari [suo padre, purtroppo scomparso prematuramente, è stato il grande Marco Trani, una leggenda nel mondo della disco music nazionale, ndr] sia perchè la musica per me non ha mai rappresentato solo una questione di semplice ascolto, ma una sorta di vera e propria missione. Ho iniziato a suonare il pianoforte e la musica classica a 12 anni, sperimentando chitarra e batteria a 14 e formando, sempre da adolescente, una piccola band con cui facevo heavy-metal. Verso i 16 anni ho iniziato a mixare i primi dischi in vinile, per poi iniziare a produrre musica elettronica – sempre e comunque con veri e propri strumenti, lungi da me strumentazione digitale come Ableton: non ho nulla contro chi lo utilizza, ma nella mia filosofia di vita, la priorità è non smettere mai di studiare e di applicare nei live ciò che ho imparato, senza scorciatoie digitali! Il mio è comunque tutto un percorso ancora in fase di sviluppo, evoluzione e crescita a 360 gradi!

 

Un momento particolare a cui sei più legato dai ricordi (artisticamente parlando)?

E’ stato poco tempo fa [inizi dicembre 2014, ndr], precisamente quando ho condiviso la consolle con il pioniere della techno – il maestoso Jeff Mills – al Link di Bologna. Ero davvero molto teso, ma è stato un momento unico ed assolutamente indimenticabile.

Altro evento della serata altrettanto emozionante, l’autografo di Jeff sulla mia Roland TR-909, oltre ad un “thank you”, corredato di data. La 909 gliela avevo prestata per il suo esaltante dj set [il Link pieno fin quasi alle 8 del mattino, con un “bis” millsiano lungo circa tre quarti d’ora…] e dopo ci siamo ritrovati in backstage, con un Jeff preso molto bene, iper-disponibile e con un accenno di sorriso quasi costante – segno inconfondibile di sua benepresanza, essendo il personaggione non troppo incline ai sorrisi.

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Se ti dico Detroit, tu?…

Se mi dici Detroit, io ti rispondo “concetto di vita”, più che una semplice città o un genere musicale. Detroit rappresenta ciò a cui mi ispiro, rappresenta il soul, rappresenta la parte nera che vive dentro di me nonostante abbia la pelle bianca. Con grande felicita, è anche parte integrante dei mio lavoro attuale – con The Detroit Remixes “Over The Future”, dove si trovano i remix di Gerald Mitchell dei Los Hermanos, Claude Young e Orlando Voorn! Sono molto contento di aver lavorato con artisti con la “a” maiuscola che hanno fatto la storia della musica e di Detroit. Di conseguenza, è come realizzare un sogno ogni volta che mi arriva un remix o c’è una collaborazione con un artista detroitiano.

 

Mattia dj e Mattia producer: svelaci qualche novità!

Ultimamente ho voglia di esprimere di più la mia musica, e per mia musica intendo brani arrangiati e prodotti esclusivamente da me, oltre a sentire la necessità di comporre, creare melodie (è per questo che non utilizzo modulari…), magari anche ricorrendo all’improvvisazione, come farebbe un pianista jazz, ad esempio. Il tutto è ancora in cantiere, ma sto lavorando ad un nuovo progetto Live che partirà dal prossimo anno, in cui attraverso strumentazioni analogiche – senza l’ausilio di software – andrò a proporre la mia musica come se fossi una jazz band, riuscendo così a suonare strumenti in tempo reale, dal vivo.

Riappropriandomi di una massiccia dose di fisicità.

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La musica che ascolta Mattia Trani (tolta la moltitudine di tutta l’elettronica possibile di cui si ciba).

Paradossalmente non amo ascoltare musica elettronica nei giorni della settimana, anzi, ascolto tutto tranne la classica 4/4 che propongo o che è legata al dancefloor.

I generi che principalmente ascolto sono Jazz – con partciolare predilezione per Herbie Hancock e Miles Davis – Hip Hop – la vecchia buona old school anni ’90 italiana, vedi dj Gruff, il “Neffa che fu” (giocava a basket nel mio quartiere natale – ma anche Rock ‘n Roll, il frangente metal più oscuro… La musica è bella perchè è varia, e poi ti permette di aprire la mente in qualsiasi istante o situazione. Rimanere chiusi mentalmente ascoltando solamente un genere, piuttosto che aprirsi alla vastità di generi bellissimi che la dea musica ci propone, credo non sia giusto, anzi, penso sia quasi mortificante per certi versi!

 

Qual è il tuo frammento mancante?

Il mio frammento mancante è quello di aver smesso di suonare il pianoforte un po’ troppo presto, ma a quell’età non sai bene cosa vuoi dalla vita e dal tuo futuro.

In ogni caso si può sempre rimediare, e sicuramente a breve tornerò ad approfondire gli studi di pianoforte e dedicandomi alla musica jazz, tornando ad essere “musicista” – e dopo 8 anni è diventata una vera e propria necessità – e scrollandomi di dosso tutta questa ruggine!

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podcast realizzato per UNDERGROUND RESISTANCE Radio Detroit – USA

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Intervista di Divna Ivić

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Questa voce è stata pubblicata il 31 gennaio 2015 da in Articoli, Interview con tag , , , , , , , , , , , .
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