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il frammento mancante

MADALBA — Intervista esclusiva!


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Se dovessi presentarti in 3 parole?

In 3 parole…grande appassionata di techno (in teoria sarebbero quattro…ma facciamo che l’articolo non conta!)

 

Alba, cosa pensi ti renda mattacchiona, visto il tuo soprannome?

L’aggettivo “mad” in inglese ha in realtà molteplici significati; l’accezione che maggiormente ha ispirato il mio nome d’arte è di certo quella di “arrabbiata”! Sin dai miei primi vinili mi ha sempre affascinato quel lato un po’ rivoluzionario, incazzato e “riot” della techno; inoltre, di mio ho sempre avuto un certo temperamento… ”italienisches Temperament” lo chiamano i tedeschi…diciamo che sono sempre stata una abituata ad andare in fondo, molto in fondo, a tutto e quindi il più delle volte a doversi anche arrabbiare e dire la propria senza troppi fronzoli! Con la techno poi non ci sono mai andata leggera, sia formalmente che concettualmente ed ho sempre preferito sonorità potenti, che lasciassero trasparire la mia indole “incazzata”; per certi versi questo ha fatto della techno nella mia vita anche una valvola di sfogo!

Poi certo…col tempo anche l’accezione “matta” o “mattacchiona” ha iniziato a giocare il suo ruolo… quella è venuta fuori poco a poco negli ultimi 3 anni di Homopatik nonchè negli ultimi 4 trascorsi a Berlino!

 

Rock, punk, house, electro, techno: chi, come, dove, quando!

Nella mia vita musicale è nato tutto più o meno all’età di 9 anni con una cassetta che mio fratello avevo portato da Riccione; è stato amore a prima vista, dato che l’infanzia non mi permetteva di concettualizzare o idealizzare troppo. Il ritmo ripetitivo esercitava in me un’attrazione incredibile! La house e dance erano l’unica roba che mi piaceva ascoltare; mi andavo anche a cercare i programmi in radio! Non so come spiegarlo…forse ce l’avevo dentro.

Il Punk approda nella mia vita qualche anno più tardi coi CCCP grazie a mia sorella Claudia che di certo ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione musicale! Avevo 12 anni quando indirettamente ho iniziato a vivere con lei tutto quello che allora, nella realtà del piccolo paesino del sud Italia, si poteva definire “trasgressivo”; avevamo poche cassette e un mangianastri di quelli che si usavano per i commodore 64 e che lei naturalmente non usava per il commodore (che non ha mai funzionato) bensì per iniziare a plagiare la mia mente di pre-adolescente! Da lì ho iniziato il mio percorso nell’hard rock fino ad approdare da autodidatta al metal, heavy metal (Iron Maiden, Judas Priest etc…) più che altro. In tutto ciò, col senno di poi e a conti fatti, mi rendo conto che la mia vita musicale ha sempre e comunque avuto un’unica matrice comune, i 4/4. Nonostante l’interesse e la curiosità per queste diverse tendenze artistiche non ho mai smesso di ascoltare techno! Mai! Mi ha sempre accompagnata! La svolta definitiva l’ho avuta poi a 19 anni; electro clash e ricerca accurata nella techno underground. Da allora ho iniziato a dedicarmi per lo più alla techno, a studiarne le dinamiche sociali e politiche ed ad andare in giro per festival e club. A 22 la ricerca era diventata troppa e la voglia di concretizzarla tanta! In molti continuavano a dirmi che, in virtù di quella smisurata passione, avrei dovuto iniziare a suonare e alla fine l’ho fatto. A 25 anni ho comprato i giradischi ed ora eccomi qua!

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Cosa ti lega ai vinili e da dove prende inizio questo amore?

Il vinile per me è l’unica forma di espressione della techno, per quello che voglio esprimere io almeno… è materiale, pesante, ingombrante, duro, resistente e non passa inosservato! Dura negli anni e riciclarlo è un bel delirio! E’ esattamente come dev’essere la techno per me! In realtà quando ho iniziato a suonare, non potendo permettermi i giradischi, ho iniziato col digitale; bè…che dire…0 emozioni! Senza contare che non avendo un supporto fisico mi era impossibile ricordarmi le tracce o collegarle in qualche maniera ai produttori. Appena ho potuto ho comprato i primi Technics e di lì…non ci siamo mai separati! Se devo localizzare l’inizio dell’amore…direi a Bari, dove allora vivevo.

Di certo Berlino e Detroit hanno giocato un ruolo fondamentale! Con Homopatik poi quell’amore si è accresciuto sempre di più! Ogni volta che esco di casa e devo portare con me 5 borse, all’inizio bestemmio come una matta…, poi una volta lì…con tutte le borse aperte e quest’alchimia potentissima che ne viene fuori, l’odore del vinile, non so…è tutto molto mistico per me in questo senso!

 

Un’italiana a Detroit: raccontaci la tua avventura iniziata nel 2011…

La mia prima volta a Detroit è stata di certo l’esperienza che ha maggiormente contribuito alla mia crescita personale come essere umano e come artista. Avevo sempre desiderato visitare la città e finalmente avevo il tempo e i soldi per farlo. In primis quello che mi ha sempre affascinato è il legame tra il fallimento locale del sistema industriale (quindi capitalistico) e la nascita o lo sviluppo della techno, quel legame mistico tra il ruolo dell’uomo del e nel sistema di lavoratore/operaio, ovvero l’influenza dell’alienazione del lavoro in fabbrica (della catena di montaggio) sul cervello umano. La techno è nata o si è sviluppata dove il sistema industriale/materiale (come a Detroit) o con lui quello sociale (come con la Thatcher in Inghilterra) è entrato in crisi o ha del tutto crashato; ebbene questo aspetto per me è centrale! Vi lascio dunque immaginare cosa ho provato quando la prima volta con Bill Stacy (a.k.a. Dj Soul) ho percorso quelle strade immense e deserte circondate da ex fabbriche, abitazioni, ospedali, stazioni… una città in totale stato di abbandono. Certo un’emozione triste che mi metteva davanti per la prima volta, materializzandola davanti ai miei occhi, tutta la contraddizione del sistema; tuttavia una gioia poi conoscere i miei fratelli di DTM e alcuni pionieri della scena tra cui Mad Mike (anche lui bello incazzato!); gente piena di voglia di fare che in maniera inconscia continua a mantenere una sorta di legame mistico con quelle macerie e ne riconosce l’importanza soprattutto! Mai scorderò le parole del buon Mad Mike, il quale, quando ci siamo presentati mi ha prima ringraziata di essere andata a Detroit (io nella mia mente ho pensato “grazie a te di aver inventato la techno”) e poi parlando della città e del sistema in generale mi ha subito detto: “Alba, il problema di questo paese è uno e uno solo: il sistema del lavoro”. Queste parole mi hanno portata ad andare ancora più in profondità nella mia militanza intellettuale con la techno! Uno dei miei migliori amici una volta mi ha detto: “tu quando suoni sei molto politica”. Questo è per me uno dei più grandi complimenti che mi sia mai stato fatto! E questo lo devo di certo alla mia esperienza a Detroit.

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Bari/Berlino/Detroit: una triade intensa e assai variegata, geograficamente e culturalmente parlando. Ti sei spostata molto, avrai assorbito influenze molto differenti… In che modo ti senti artisticamente farne parte?

Bè Bari…non so se mi sento artisticamente di far parte di una cultura che nemmeno esiste più. E’ esistita ed io ho avuto la fortuna di viverne gli ultimi momenti di gloria. Erano gli ultimi anni del “The Flame”; Pier Catalano portava in Puglia artisti che nemmeno al Fabric di Londra si potevano considerare “famosi”. Si organizzavano after folli nelle location più impensabili, ci si sbatteva per raggiungerli e si credeva ancora nel concetto di underground! In questo senso posso dire di sentirmi legata alla realtà barese locale, grazie alle mie radici, certo! Il fatto di essere cresciuta in una famiglia molto semplice, di aver trascorso la mia infanzia in campagna, anche in questo senso mi sento parte di quella cultura. Al momento, tuttavia, il posto a cui di certo mi sento più legata è Berlino. Ricordo ancora la mia prima volta nel 2007; ero in Spagna allora, a Valencia, dove ho vissuto per un anno e che odiavo! Berlino mi aveva sempre affascinata e appena ho potuto ci sono andata. Amore a prima vista! La mancanza di sole, la storia piena di contraddizioni tra le più incredibili, la follia della night-culture e allo stesso tempo il rigore della società ne facevano allora e ne fanno oggi la città in assoluto più idonea per me. Detroit è stata la ciliegina sulla torta! Ha completato il ritratto di Mad Alba! Nel 2011 mi sono definitivamente trasferita a Berlino, dopo aver per 3 anni preparato tutto di modo da arrivare con un progetto definito. La città mi ha permesso, come mi aspettavo, di realizzare questo progetto in un arco di tempo per me inaspettatamente breve. Col tempo ho imparato a distinguerne i pregi e i difetti; diciamo che non sono una di quelle che sentirete dire: “wow!! Berlino è perfetta. Tutto funziona bene!”. La città è piena di contraddizioni e di prese per il culo. E’ facile sentirsi liberi al Berghain per esempio, aperto 36 ore in un paese dove invece la libertà non esiste così come non esiste in nessun paese capitalista. Anche in questo senso Berlino è per me fondamentale. Arrivare a capire quelle dinamiche di potere e riuscere ad evaderne in qualche maniera è una grande sfida. La mia risposta è stata la techno, e Homopatik, a livello concettuale, ne è stata la concretizzazione! E così via…insomma… assieme a Detroit di certo un luogo fondamentale!

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Parlaci del tuo legame e della tua appartenenza a Detroit Techno Militia: come sei finita lì in mezzo e com’è stato l’approccio iniziale?

L’approccio iniziale coi ragazzi della crew è stato del tutto rilassato e informale. Ho conosciuto Bill tramite amici quando sono stata a Detroit la prima volta. Lui è stato super easy! Ha subito apprezzato un sacco la mia musica e una volta lì ho conosciuto anche il resto della banda. Io e Angie Linder siamo entrate subito in sintonia, ci siam sentite subito un po’ sorelle. Gli altri, super carini! Poi a livello musicale…che dire…feeling oltre ogni confine! Non abbiamo mai avuto bisogno di raccontarci niente a parole. Da lì è iniziata una lunga collaborazione, tra cui numerose performance insieme a Berlino e a Detroit fino all’inaspettato invito a diventare parte ufficiale della crew nell’ottobre del 2014. Per me un sogno, incredibile! Ricordo che eravamo a casa mia a Berlino e Tom ha iniziato a introdurmi la cosa; io pensavo, no…non è possibile…invece sì! Lo era! Credo che quando delle persone condividono nella stessa maniera una passione così forte e ne traggono gioia, sono destinate a collaborare e fare le cose assieme! Non so…mi sembra che tutto tra noi sia andato nella maniera più normale del mondo, easy…nel senso…ci piace la techno e la stessa techno, mettiamo le nostre esperienze e conoscenze assieme e vediamo che ne esce!

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Artisti a cui ti senti particolarmente legata & collaborazioni future? C’è anche qualche realtà italiana di mezzo?

Artisti a cui mi sento legata…a tal proposito devo distinguere 2 categorie: una è quella degli artisti che sono entrati materialmente nella mia vita e l’altra è quella degli artisti per così dire “main stream” che sono entrati meno materialmente nella mia vita.

Della prima categoria fanno parte di certo 2 persone fondamentali: una è Paolo Pizzuto a.k.a. Synkopheit e l’altra è Francesco Cecafosso a.k.a. Mr Ties. Io e Synkopheit abbiamo messo su nell’estate dello scorso anno la nostra label (con questo rispondo anche alla domanda progetti futuri), Arkita; da lui ho imparato moltissime cose sulla vita in generale ma soprattutto che la techno deve suonare molto molto molto bene e che per far ciò c’è bisogno di impegno, attenzione e dedizione. Credo che con nessun altro avrei potuto mettere su un’etichetta! Lavoriamo in perfetta sintonia e ci scambiamo informazioni su tutti i livelli di comunicazione. Da qui il titolo del primo EP “Encounter”. D’altro canto, il concept della label parla chiaro… non l’abbiamo mai nascosto che Arkita è un bel miscuglio di esperienza rave e clubbing. E questo siamo proprio noi… Synkomad! Ora stiamo lavorando al secondo EP, se tutto va bene sarò out tra qualche mese.

Mr Ties è uno dei creatori di Homopatik assieme a Danilo Rosato ed è stata in assoluto la prima persona della mia vita a capire cosa volevo dire con la musica, a fiutare il grandissimo potenziale che c’era in me dandomi la possibilità della residenza al party pur non essendo allora ancora conosciuta nella scena, nonché a insegnarmi ad apprezzare la house, quella vera underground e fatta bene, e ancor più la disco, che con lui ho iniziato perfino a definire psichedelica.

Poi ci sono gli altri artisti… quelli che non ho mai conosciuto di persona ma che mi sembra di conoscere meglio di mio padre e mia madre! Tra le influenze maggiori di sicuro Chris Liebing e Dj Rush, poi Surgeon, Perc, AnD, Blawan e gli amici di Repitch; questi ultimi li conosco più che di persona. E con loro siamo anche un po’ cresciuti assieme, almeno per quanto riguarda gli ultimi 4 anni.

Per il futuro… Arkita e qualche gig qua e là in Europa.. forse ancora Detroit e Sudamerica, vedremo!

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Quale pensi sia il tuo “frammento mancante”?

Non penso ci sia un “tassello mancante” al momento, mi sento realizzata in totale completezza ora come ora; Arkita, DTM e la mia vita a Berlino; questa città così folle che non smette mai di stupirmi! I set infiniti ad Homopatik col mio compagno di floor Freddy K, i mille impulsi dalle culture underground più disparate, dalla streetart ai soliparty, insomma parlare pure di “frammento mancante” mi sembrerebbe ora come ora davvero ridondante.

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Grazie a tutti gli amici di TheFrag e a tutti coloro che arriveranno fino alla fine dell’intervista!!!

Lo so…sono un pochino prolissa ma ce la metto tutta a stare nei tempi!

 

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Esclusivo podcast prepara per TheFRAG con dedica: “…le vere bombe le tengo per la serata del 21…”

 

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